16 Ottobre 2018 Alberto

Motta, poca paura. Bologna Estragon

Motta mi piace. tornerà a Bologna domenica 25 Novembre per un concerto evento con LES FILLES DE ILLIGHADAD al  TEATRO ANTONIANO

Ma.. ora ho voglia di ricordare il concerto di Maggio. Scritto e non pubblicato.

Il secondo disco, sempre critico, il più desiderato, nel limbo del “non c’è due senza tre”, in auto da due settimane. Li sul cruscotto. Comprato ma non ancora ascoltato. Sulla fiducia come un atto dovuto come una bandiera al corteo o la maglietta, mai indossata, del festival della Poesia ma che tutte le estati fa bella figura nel cambio armadio. Sono un fans. Vorrei esserlo, per continuare a vibrare con la musica per frequentare meno i supermercati e le prime pagine dei giornali generalisti. Ne ho bisogno . Si può dire?

So di più di lui di quanto possa pensare. Non c’entrano i social, i video ogni dove, le interviste ecc.

Lo conosco, perché lo capisco. Vorrei essere lui, fare la sua musica. Prenderla cosi. Con serietà, sobrietà, ormoni, studio.

A Bologna ieri, il tour preparatorio della tournè estiva, una occasione di capire un po’ di cose. Per noi quasi 50 enni andare all’Estragon A BOLOGNA di Lunedì dice già tutto. Ci vai se ti pagano o se ti invitano oppure perché sei “ancora” nonostante tutto, e ci siamo capiti vero? , fans.

Andare ai concerti oggi è più facile e allo stesso tempo più difficile. La spettacolarizzazione e il tutto subito ha un po’ spuntato le punte di attenzione, coinvolgimento e dico io, svuotato di una certa ritualità.

Torno a Motta. E’ stato in America , si è divertito, ha guadagnato money, ha spazzato via tutti a Roma nel concertone dei ex lavoratori, si è innamorato di gambe bellissime a Livorno, è un po’ come essere felici.

Tanta gente. Facebook impazzirebbe a catalogarla. Super palco. birre a 5 €, magliette a 15, vinili, sorrisi, sudore, il Bataclan lo rivivi all’ingresso del locale e nel tuo inconscio con il quale vorresti fare pace.

L’inizio del concerto dice già tutto. E’ un po’ come essere felice, è un inno. Esagero? Forse. Un intro di 4 minuti su due note su un tappeto ipnotico. Voce sopra tutto, tanto, da cantautore, senza paura. Con i suoi limiti, certo, ma con la propria forza, unica.

Un amore corrisposto , tra vocazione intima e sfide da accettare. Un modo di essere.

Umile e maestoso allo stesso tempo. Un rispetto verso il suo mestiere. La musica si mescola attorno ad una energia fisica del nostro molto concentrata in gesti evocativi come il cercare il contatto fisico e umano attraverso sguardi “dritti” con i suoi compagni viaggio. Emozionante sempre, come lo sono certi gesti semplici.

Una ricerca continua di muovere quello che c’è rimasto da muovere. Forse poco. La musica oggi soffre di assuefazione. Tempi cosi. Pensavo a Dylan ( il vero mago di questo mondo sonoro ) che gioca con i volumi verso il basso e alla ricerca di dettagli dimenticati, i giovani di oggi devono muoversi con chiavi diverse. C’è che ci sta provando, e direi Motta lo ha capito, e per ora basta.

Il primo disco era meglio, secondo me, più necessario e fortunato. Lo capirà secondo me finito il tour. Non c’è due senza tre. Sarà sorprendente.

Ti aspettiamo . Un fan.

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